BioGestalt®

BioGestalt®

Un approccio integrato

tra Bioenergetica e Gestalt

per unire corpo mente emozioni

 

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La BioGestalt®: un’integrazione di Bioenergetica e Gestalt

Il nome BioGestalt® è un marchio registrato, creato dallo psicoterapeuta Guido Grossi (docente SIBiG) e da lui ceduto alla SIBiG nel 2012.
La BioGestalt® è dunque un approccio che si basa su una integrazione teorica e pratica dei due approcci di partenza, che sottolineano entrambi:
– il valore del corpo come strumento per attivare l’energia, per entrare in contatto con se stessi e con gli altri, per far affiorare le emozioni ed esprimerle in maniera completa;
– l’importanza dell’esperienza vissuta, più che l’analisi verbale e l’interpretazione;
– la necessità di operare soprattutto nel presente, ovvero nel qui e ora;
– il coinvolgimento attivo ed empatico del counselor, con la sua intuizione, creatività e congruenza.
Tale integrazione si basa su un preciso dato storico-culturale: i fondatori dei due approcci – Fritz Perls (1893-1970) per la Terapia della Gestalt e Alexander Lowen (1910-2008) per la Bioenergetica – sono stati entrambi allievi o pazienti di Wilhelm Reich (1897-1957), psicanalista a sua volta allievo di Freud, primo in ordine di tempo a porre l’accento sul valore del corpo nella terapia, sconvolgendo il setting tradizionale della psicanalisi e ponendo le basi di quelle che poi sono diventate le “psicoterapie corporee” entro la cosiddetta psicologia umanista, di cui Bioenergetica e Gestalt sono due tra le esponenti principali.
La Terapia della Gestalt creata da Fritz Perls si ispira idealmente alla omonima scuola di psicologia (i cui principali rappresentanti sono Koffka, Köhler, Wertheimer, ecc.). Da questa scuola è stato mutuato il termine Gestalt (forma, struttura, configurazione): un insieme di diversi elementi che costituiscono un tutto completo, armonico e significativo, più complesso della somma delle loro singole parti. Con questo termine viene indicata ogni esperienza umana, piccola o grande che sia, nelle sue infinite sfaccettature. L’approccio gestaltico in terapia aiuta ad acquisire una sempre maggiore consapevolezza nel qui e ora e a recuperare la naturale armonia tra individuo e ambiente. Clarkson (1992), cercando di riassumere la posizione filosofica di Perls, afferma che la Gestalt può essere paragonata a un albero le cui radici sono nella psicanalisi e nell’analisi del carattere, il tronco comprende la fenomenologia e l’esistenzialismo, i rami si allargano verso la filosofia orientale e verso la conoscenza transpersonale; l’albero è situato nel paesaggio dell’olismo e della teoria del campo ai quali è inestricabilmente unito.
Per la Bioenergetica, creata da Alexander Lowen, corpo e mente sono funzionalmente identici: quel che accade nell’uno riflette quel che accade nell’altra e viceversa. Il lavoro associato sul corpo e sulla mente aiuta le persone ad affrontare le difficoltà esistenziali e relazionali e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere. Nell’organismo vitale sano, infatti, l’energia fluisce naturalmente nel corpo; la sua quantità e l’uso che ne facciamo determinano la risposta alle diverse situazioni. Processi energetici, vitalità, salute sono dunque correlati: più siamo vivi, più energia abbiamo e viceversa. Se i bambini esprimono flessibilità, eccitazione e gioia, in età adulta, pur non potendo evitare il processo d’invecchiamento che porta alla rigidità assoluta della morte, possiamo almeno intervenire sulle tensioni muscolari croniche dovute a stress e conflitti emotivi irrisolti, che cristallizzandosi formano una vera e propria “struttura” caratteriale rigida, in cui ci ritroviamo imprigionati.

 

 

Mente, emozioni e corpo nella relazione d’aiuto

L’indirizzo biogestaltico prevede l’applicazione della metodologia teorico-esperienziale caratteristica sia della Terapia della Gestalt sia della Bioenergetica. L’approccio della Terapia della Gestalt si basa molto sugli aspetti emozionali e mira a reintegrare e armonizzare le varie parti della personalità giungendo, mediante un adattamento creativo, a trovare il proprio stile di vita. L’approccio della Bioenergetica permette di entrare in contatto con il proprio corpo e di conoscere le tensioni muscolari croniche nate da ostacoli interiori e conflitti emotivi irrisolti; alleggerirle consente alla persona di ritrovare vitalità esteriore e interiore.
Accade spesso di osservare persone che, anche dopo anni di percorsi psicoterapeutici basati unicamente sugli aspetti verbali, si ritrovano ad avere apparentemente capito molto di sé, ma nella pratica non riescono a uscire dai propri schemi e non sanno stare in relazione con se stessi e gli altri. L’approccio biogestaltico, consapevole dei limiti degli indirizzi solo cognitivi, cerca, dopo avere inquadrato il problema, di far esplorare la tematica rilevata non solo con la parola, ma anche con il corpo (lavorando con le emozioni che sono di fatto sia mentali che corporee). Il counselor biogestaltico resta sempre in osservazione delle risposte che emergono e aiuta poi il cliente a integrare a livello cognitivo ciò che ha sentito, percepito e compreso durante l’esperienza. I tre livelli sulla base dei quali si esprime l’essere umano (cognitivo, emozionale e corporeo) si possano infatti utilizzare simultaneamente per fare esperienze, conoscere il mondo, osservare le proprie reazioni, comprendere la possibile origine delle reazioni stesse e provare a sperimentarsi in modalità nuove e inconsuete, osservando se risultano più adeguate e funzionali all’ambiente in cui si trova ad agire. Tutto ciò in tempi molto brevi, mediante l’uso simultaneo, appunto, dei tre canali: cognitivo, emozionale e corporeo.
Nella relazione con il cliente pertanto il counselor biogestaltico integra sempre la parte verbale con quella corporea, portando alla consapevolezza quanto comunicato in maniera implicita attraverso il linguaggio del corpo, accompagnando il cliente a esplorare le proprie difficoltà e a promuovere le proprie risorse, in modo da cercare di soddisfare il desiderio di un cambiamento evolutivo e una migliore qualità della vita. Si tratta di un lavoro attento e graduale, che tiene conto dell’associazione fra i meccanismi corporei e le percezioni emotive, offrendo al cliente la possibilità, nel rispetto dei suoi tempi e spazi, di lasciare andare inibizioni e condizionamenti e manifestare con autenticità e libertà i propri talenti e le proprie potenzialità. Nel percorso di counseling il lavoro passa innanzitutto attraverso l’osservazione e l’ascolto del corpo stesso del counselor, che solo così può mettersi in ascolto e osservazione di quello del cliente, per comprenderne il linguaggio che si esprime attraverso la postura, le strutture muscolari e i segnali espressivi. Il rispecchiamento del cliente avviene pertanto sia su base verbale sia su base corporea, con una attenta e misurata verbalizzazione di quanto osservato.
Solo dopo queste prime tappe il counselor biogestaltico può, grazie alle competenze acquisite, far muovere il cliente con l’uso di particolari tecniche, mutuate da entrambi gli approcci della BioGestalt®: tecniche gestaltiche come il lavoro sulle polarità, il monodramma, l’amplificazione, e tecniche attive legate all’uso del corpo e agli esercizi bioenergetici per mobilizzare e riattivare i vari distretti e sistemi corporei (ad esempio la respirazione) o per lavorare sul grounding e sul contatto con sé e con gli altri, o per dare spazio all’espressione, che mediante l’utilizzo di parti del corpo (come la voce o le mani) possono permettere di “dare corpo” a un pensiero, a un’immagine, a un’esperienza, e di lavorarci insieme. E ancora, il counselor biogestaltico può attivare nel cliente la percezione di sé e del proprio modo di stare nel mondo anche con la musica e la danza, con il disegno e la manipolazione della creta, valorizzandone l’espressività. In alcuni casi, infine, il counselor può “toccare” il corpo del cliente, dietro suo permesso, al fine di fornirgli un sostegno emotivo e un contatto nutritivo, come proposto dalla terapia organismica di Malcolm Brown.
Quando il counselor riesce a utilizzare queste modalità con competenza, consapevolezza e rispetto, entro la relazione e grazie a essa il cliente può giungere ad approfondire i processi che mette in atto e il counselor può restituirgli un rispecchiamento a tutto tondo, finalizzato alla valorizzazione delle sue risorse, in modo che il cliente diventi più consapevole della propria interazione con l’ambiente, con il mondo interno e con il mondo esterno.
La BioGestalt, proposta dalla SIBiG come sintesi dei due approcci di base da cui deriva (Bioenergetica e Gestalt), coglie gli aspetti fondanti di entrambi e li cala su un’attitudine mutuata soprattutto dall’approccio di Carl Rogers in termini di fiducia nei confronti del cliente, di rispetto per i suoi tempi e modi, di attenzione alle sue aspettative, ai suoi valori e alle sue modalità. Fondamentale è far sentire al cliente una stretta alleanza con il counselor, che è lì per lui, per accompagnarlo in un percorso che è soprattutto suo e non per condurlo da qualche parte decisa dal counselor, che il cliente non conosce e non ha chiesto. Il “modo di essere” rogersiano presentato durante il corso permette di indicare agli allievi e futuri counselor un approccio che si muove tra l’approccio centrato sulla persona, non direttivo e incentrato su un utilizzo delicato e sottile del linguaggio, e gli approcci bioenergetico e gestaltico, entrambi a mediazione corporea, in base ai quali il counselor può anche proporre al cliente delle esperienze secondo modalità più “attive” ma non per questo meno rispettose dei suoi tempi e delle sue possibilità.